Cosplay made theirself (oggettistica, vestiti e quant'altro fatto a mano per cosplayer da cosplayer)

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Shadow tale, racconti di prima mano di Light
icon1  view post Posted on 25/4/2009, 20:51P_QUOTE
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Onikage

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/11/2009, 21:21


CAPITOLO 1: Una Nuova Alba

Era una notte di luna piena, il cielo era limpido e terso le stelle sebbene offuscate dalla luce lunare sfavillavano come lucciole sul soffitto del mondo. Stavo seduto sul cornicione di un palazzo osservando le strade. Quella avrebbe potuto essere una notte pericolosa. Sebbene i notturni sicuramente non sarebbero andati a spasso, quella sera, i mannari avrebbero potuto non fare altrettanto, con quell’enorme faccia luminosa nel cielo. L’alba era quasi arrivata e stranamente nulla era ancora accaduto. Saltai giù dal cornicione dell’edificio e atterrai ai piedi di questo. Cominciai a percorrere la via centrale della città, avviandomi verso casa. Intorno a quell’ora non c’è mai anima viva, ma mentre correvo veloce per le strade deserte, per giungere a casa prima dell’alba, sentii un rumore. Girando un angolo vidi correre verso di me un Licantropo, ancora trasformato e, per quello che i bagliori lontani dell’alba potevano concedergli, nel pieno della frenesia da luna piena. Ero abbastanza abile, anche all’ora, nella mia condizione e, anche se un Mannaro in frenesia e’ assai difficile da affrontare, mi preparai allo scontro. Dopo pochi istanti , però ,comparvero altri due enormi lupi in corsa: troppi. Sapevo che non avrei mai potuto batterli ne in combattimento ne in velocità ma decisi che avrei venduto cara la mia pelle. Ero pronto allo scontro con tutto me stesso. Chiusi gli occhi e sentii affiorare le ombre dentro me. La sensazione di potere mi pervadeva e nonostante sapessi controllarla, la mia forza non era abbastanza per affrontare le tre belve. Il mio aspetto aveva appena subito tutte le leggere modificazioni che un Cacciatore Ombra compie quando si prepara al combattimento,( affinamento dei sensi, acceleramento delle percezioni, inscurimento di occhi e capelli) quando i tre uomini-lupo ,furenti, attaccarono insieme. Le belve scattarono con ferocia contro di me costringendomi a scatenare la mia forza; respinsi con un calcio l’assalto di un mannaro, un altro lo schivai abbassandomi, ma il terzo andò a segno azzannandomi il polpaccio sinistro. Ululai letteralmente dal dolore. Con un calcio mi staccai la bestia di dosso ma le altre due erano già scattate all’assalto. Tuttavia proprio quando mi accorsi di non potere ormai più nulla, il miracolo accadde. Un lampo bianco illuminò il cielo come una prima alba e i mannari si staccarono dal mio corpo. Il dolore mi faceva aleggiare in uno stato di extra corporeità, facendomi vedere cosa accadeva come se fossi staccato dal mio corpo. Una ragazza, una donna, un angelo, non so… Una figura femminile con occhi di brace e capelli d’argento, che illuminavano la notte stava di fronte a me e le sue vesti bianchi svolazzavano nell’aura che si espandeva intorno a lei. I licantropi tentarono di attaccare il bagliore luminoso ma l’esile figura con un gesto della mano li fece volare via. Quando atterrarono erano nella loro forma umana. La vidi avvicinarsi sorridendo, poi mi mise una mano sugli occhi e il dolore, tornato forte come un torrente in piena, mi colpì di nuovo fino a farmi svenire.

Camminavo in una via oscura e l’armatura mi ciondolava beatamente addosso. Non che avessi paura di essere scoperto; in fondo ero il cacciatore di taglie più attaccato al denaro di tutta Grongebourg, e anche se avevo un mio onore, non mi preoccupava mai mozzare teste. Avevo sentito racconti di un gruppo di gente strana chiamata “Vampiri” dotato in città di una propria sede. Mi ero preso personalmente preso l’incarico di estirpare queste malsane credenze nella popolazione, a costo di eliminare tutti i sobillatori anche rischiando di inimicarmi un pezzo grosso del paese, ovviamente dietro lauto pagamento. Grosso sbaglio. Giunsi di fronte a quella che doveva essere la sede di questa setta, un castello. Bussai alla porta, o meglio la presi a calci. Al terzo calcio aumentai la forza abbattendo la porta. Entrai brandendo la spada a due mani e mi trovai davanti un gruppo di aristocratici pallidissimi vestiti accuratamente.
“Credo che voi abbiate insinuato nella popolazione una strana idea su una setta chiamata “vampiri” che potrebbe sconvolgere gli equilibri di potere nel paese… La cosa non è piaciuta molto al mio datore di lavoro… Ho ricevuto l’ordine di eliminare questo problema”
Un omino smilzo con i capelli neri tagliati ad altezza collo, coperto di vesti svolazzanti rosse sangue, rispose,alzandosi lentamente dalla propria poltrona: “Non credo che io e i miei compagni ci faremo da parte molto facilmente… Anzi… Credo proprio che tu e il tuo capo dovrete rivedere le vostre priorità”

Mi svegliai sudato nel mezzo delle coperte del letto di Icar. Icar era un elemento fondamentale della mia vita: era la mia principale fonte di informazioni, era il mio contatto con Pandora, ma più di tutto era mio amico; uno dei migliori, uno dei pochi. Fissavo il soffitto scolorito della stanza in cui mi trovavo. Una stanza nel retro di un negozietto per informatica della periferia di Carter City. E allo stesso tempo una copertura di un dislocamento di Pandora. Pandora è una società segreta, coperta dalla società fittizia Pandora Corporation, che ricerca la conoscenza assoluta in campo esoterico e occulto. Una sorta di società di ricerca per il mondo nascosto.
“ Che il diavolo mi prenda! Sono di nuovo convalescente in questo letto dopo averle prese un sacco! Odio essere in debito…”
I passi nel corridoio mi fecero intuire l’arrivo di qualcuno. Una voce famigliare mi disse:
“Stai attento con certe richieste Virgil… Per quanto ne sappiamo potrebbe anche esistere l’entità superiore chiamata Diavolo, Demonio, Mefistofele, Belzebù, Satana….”
“ Oooh! Taci Ich! E smettila di elencare nomi… Abbiamo capito a chi ti riferisci…
A proposito di chi…”
“Vuoi sapere chi ti ha portato qua vero?”
“Già”
“ Bè… E’ stata una Cacciatrice Luce…”
“Cosa? Ci mancava anche questa!”


CAPITLO 2: Il Crepuscolo

Correvo lungo le strade della città, mentre i lembi della giacca seguivano le pieghe del vento. Le indicazioni fornitemi da Icar puntavano dritte al di fuori della città ,verso i monti al di là dei campi della periferia . La fatica della lunga corsa non era un problema: nel corso degli allenamenti che mi ero autoimposto avevo affrontato ben peggio. Rapidamente mi trovai ad affrontare i leggeri pendii incespicanti dei monti.
Giunsi di fronte ad un complesso di torrioni d’avorio: la sede ufficiale dei Cacciatori luce. Le guardie mi osservavano avvicinarmi incuriosite e allarmate. I cacciatori ombra solitamente non osavano avvicinarsi alle grandi fortezze fisse dei Cacciatori luce a causa delle enorme sorveglianza che era posizionata intorno e della palese inimicizia che c’era fra i due ordini. Ma io non ero comune: Io rinnegavo l’associazione dell’ombra e il fatto che fossi lì, da solo, lo dimostrava. I due mi si avvicinarono e mi chiesero se avessi documenti identificativi. Io risi e mostrai la pelle dell’avambraccio destro dove ,rosso, si distingueva dalla carnagione chiara il segno impresso a fuoco ai rinnegati dell’ordine oscuro. I due si guardarono meravigliati per poi spostarsi e lasciarmi passare.
Camminavo lungo i corridoi luminosi e perlacei della struttura, mentre i suoi ospiti mi squadravano da capo a piedi. Giunto in una sorta di reception la donna dietro il banco mi guardò come chiunque altro avrebbe guardato una cane randagio: con un misto di indifferenza e di noncurante superiorità.
“ Desidera?”
Risposi: “ Cerco informazioni su una cacciatrice luce…”
“ Mi dispiace ma le informazioni sui nostri agenti sono altamente riservate; credo lei possa comprendere che è nostro dovere tutelare..."
“ Si che posso... Ma io ho bisogno di sapere. E ho bisogno di parlarle…"
“Non sono autorizzata a trasmettere certi dati. E’ il protocollo…”
Decisamente seccato, cominciai a passo pesante ad allontanarmi, quando, ormai all' ennesimo corridoio d avorio,un gruppetto di tre giovani Cacciatori luce mi si avvicinò; sembravano allo stesso tempo tesi e stranamente accomodanti.
“ Siamo addetti all’organizzazione dei dati… Potremmo essere a conoscenza delle informazioni che cerca… Ci segua”
Li osservai un po’ stranito: come era possibile ci fosse corruzione in una organizzazione così importante e trasparente da essere diventata un simbolo di giustizia nell' intero mondo Oscuro? Li seguii ugualmente; mi servivano le informazioni, al diavolo il "protocollo". Uscimmo dal complesso e ci dirigemmo nel bosco. Dopo alcuni minuti di cammino spedito ci trovammo di fronte ad una radura polverosa. A quel punto, guardandosi intorno, mi dissero: “ Ora apriremo l’entrata al laboratorio… Stai indietro” A quel punto i tre si disposero ai vertici di un immaginario triangolo equilatero e iniziarono a cantilenare. Un cerchio luminoso comparve in terra e con un rimbombo una porta si spalancò nel suo centro esatto . Mi avvicinai con cautela e guardai la buia entrata.
“ Si può scendere tranquilli?”
“Ovvio… Anzi se vuoi ti facciamo strada…”
Scendemmo lungo una scalinata a chiocciola e giungemmo in un ampio spazio circolare in pietra, con il pavimento ricoperto di tappeti, l’arredamento costituito da oggetti necessari allo studio scientifico, ma anche da minacciosi strumenti di tortura posti a guardia di un' oscura prigione . Strano, pensai, che abbiano questi strumenti… Portai istintivamente le mani alle impugnature delle armi nascoste sotto la giacca. Mentre guardavo le gabbie mi accorsi di due paia di occhi rossi sangue, intensi come mai ne avevo visti, immersi in un viso che sembrava essere stato orgoglioso e ribelle, ma che ora trasmetteva tristezza, anche a causa del suo aspetto trascurato. Mi persi nei suoi occhi e lei nei miei, poi, come se nulla fosse accaduto, lei distolse lo sguardo e ringhiò sommessamente, mostrando i suoi lunghi canini. Mi voltai verso gli altri tre e sentii sbattere la porta di entrata che fu poi serrata rumorosamente.
“Cosa volete? Perché mi avete bloccato qui? Non dovevate darmi informazioni?”
Il più alto dei tre disse: “Tanto non ti serviranno più informazioni su quella rinnegata! Da qua non uscirai mai! Tu non te lo ricorderai … I cacciatori ombra non ricordano bene la vita precedente… Ma quando ancora eri uomo,hai ucciso un’innocente, uno che poi è diventato, per tua sfortuna, un cacciatore luce…”
“ Non dire idiozie! Vita precedente?! Che vuoi saperne tu? Non hai alcun diritto…” “Oh sì che ne ho! Quell’innocente ero io! Voglio vendetta per la mia vita negata! Anche se tu non ti ricordi niente sei sporco e colpevole!”
Durante il discorso, di cui avevo già intuito il fine, non avevo perso di vista gli altri due cacciatori, che si erano accinti ad armarsi e impugnavano ora una lancia bipunta per il loro compagno:stringevo le mie spade ormai certo dell' imminente scontro.
Dalla gabbia sentii un ringhio profondo e una violenta scossa.
Estrassi rapidamente le due spade, richiamando le ombre da dentro, proiettai parte delle stesse ombre nella guardia dell’arma, emanando così le lame nere. Le catene che collegavano le impugnature ciondolarono.
Mentre quello più basso mi attaccava, spazzando il terreno con un’enorme spada, quello con cui avevo parlato mi calò contro la sua lancia. Agilmente saltai, schivando lo spadone e andai a bloccare con una delle due spade la lancia che si abbatteva su di me, mentre con l’altra mano lanciai la spada verso il terzo nemico. Il lancio era fiacco, e lui si scostò con facilità. Ma il mio obbiettivo era un altro: la spada colpì la serratura della gabbia e spalancandola, liberai la vampira. Come un povero animale maltrattato appena può, attacca il padrone crudele, così la notturna si avventò sul cacciatore luce che si era scostato dalla traiettoria del lancio.
Decisi che avrebbe potuto farcela da sola: in fondo sebbene fosse fisicamente distrutta, era infuriata con il suo avversario e sembrava avere una preparazione al combattimento molto più avanzata.
Diedi uno strattone alla catena che mi collegava alla spada più lontana e , ancora in volo, ruotai su me stesso colpendo con la lama, usata precedentemente per parare la lancia, il volto dello spadaccino che cominciò a zampillare sangue come una fontana. Il lanciere riprovò nuovamente a colpirmi, credendosi avvantaggiato perché volto verso la mia schiena, ma con una rapida torsione del braccio, portai la catena attorno all’asta della lancia e tirai. Senti una leggera resistenza e poi un sonoro schiocco. Lasciai il mio avversario a inorridirsi per la sua arma rotta e mi concentrai nuovamente su quello che avevo sfregiato: con la spada già sporca di sangue, portai avanti un affondo che lo colse impreparato e gli perforò il ventre. Cadde a terra gorgogliando e mentre cadeva scorsi alle sue spalle il cacciatore luce, che avevo “lasciato” alla vampira urlare di terrore e cadere a terra, schiacciato dal peso della sua avversaria, che voracemente gli azzannava il collo.
“ Non avresti dovuto farlo, cane rognoso!”
Udendo queste parole mi voltai di scatto e vidi che il cacciatore che aveva parlato con me, il lanciere, si era allontanato qualche metro e, arrotolate la maniche della veste fissava un tatuaggio che aveva sul braccio, con molti simboli arcani e mistici.
“Disintegrerò te, e quella succiasangue, con un colpo solo!”
Stranamente il fatto che volesse distruggermi non mi importava quanto il fatto che volesse uccidere la vampira; evidentemente provavo un innaturale senso di protezione verso quella creatura malridotta.
“Non lo farai…”
“Invece credo proprio di sì… Evoco gli spiriti di…”
Le ultime parole che stava pronunciando gli si spensero in gola nell’osservare il suo braccio, quello con i tatuaggi. Gli si spensero in gola nell’osservare il suo braccio staccato dal corpo, stretto nella mia mano destra. Con un ghigno crudele gli dissi: “Io ti avevo avvisato che non l’avresti fatto…”
Mentre lui urlava di dolore, gettai a terra l’arto reciso e con un colpo secco a livello del cuore spensi la sua, ormai debole, scintilla vitale.
Rinfoderai le spade, dopo averle pulite dal sangue in un tappeto, e mi voltai verso la vampira: aveva finito il suo banchetto (il cadavere del terzo cacciatore sembrava letteralmente svuotato) e ora era in piedi e guardava alternamente me e i suoi vestiti stracciati. La osservai e le lanciai la mia giacca
“Metti questa: è lunga abbastanza per non mostrare i tuoi vestiti mal ridotti. Tornati in città vedremo di coprirti…”
Prese la giacca e la indosso in silenzio. Poi mi guardò di sottecchi e sibilò: “Chi sei? Perché mi hai salvato? Cosa vuoi? E soprattutto, perché credi che ti voglia seguire?”
Sorpreso dal fatto che non mi ringraziasse,risi.
“Bhe… Io sonoVirgil, un Cacciatore Ombra… Rinnegato sostengono alcuni… Non ho idea del perché ti abbia salvato in realtà… Ne so cosa voglio da te… Vedremo poi… E perché mi dovresti seguire?... Ti ho dato la mia giacca… La rivorrei indietro sai… E questo accadrà solo quando avrai vestiti decenti…” risi ancora un attimo e poi ripresi…
“Ti ho detto il mio nome… Il tuo qual è figlia della notte?”
Guardandomi stralunata disse: “ Il mio nome… Lilith, questo è il mio nome… Ma forse il nome non avrei dovuto dirtelo.. Un nome è fonte di potere…”
“In tal caso… Tu hai il mio… Adesso saliamo che qua non posso chiamare la mia fonte…”
Frugai sul cadavere del “lanciere” e trovai ciò che cercavo: le chiavi della porta.
Mentre salivamo le scale mi accorsi che mi osservava incuriosita ma non ci feci caso: non era la prima.
Usciti all’aria aperta mi accorsi che era il crepuscolo. Mi voltai verso la vampira e cominciai:
“La luce del…” ma lei prontamente rispose:
“…Del sole? Credi davvero a questa leggenda? …L’unica cosa che il sole ci fa è schiarirci la pelle…”
Rise fra se e uscì anche lei nella radura mentre la porta svaniva alle sue spalle. La osservai e stupefatto mi sembrò di osservare una perfetta statua in marmo: la sua bellezza era considerevole, non c’era niente da discutere. Mi ripresi ed estrassi dalla tasca il cellulare, composi un numero e lo accostai all’orecchio.
“Pronto Ich… Perché non mi hai mai accennato al fatto che esistessero altri rinnegati? “
“…”
“… Oh… Sì hai ragione è palese che non sia l’unico… Dove dici, che trovo le informazioni che cerco?... Ok, tappa in città e mi ci dirigo subito…”
Chiusi la comunicazione, riposi l’apparecchio al suo posto e mi voltai verso Lilith:
“Dai… Vediamo se in città hanno qualcosa che si addica ad una vampira…”


CAPITOLO 3: Ricerche

“Allora… tu vuoi muovere?”
Aspettavo fuori dal camerino mentre Lilith provava i vestiti.
“Taci maniaco”
“MA che taci! Sei dentro da venti minuti. Ti sei persa?”
“Eccomi, essere assillante… Come vanno?”
Uscì mostrandomi i vestiti. Un maglione grigio e un paio di jeans neri infilati in stivali di pelle dello stesso colore: comune ma non male…
“Che ne so? Prendi quelli così ce ne andiamo…”
“Cosa ti fa credere che continuerò a seguirti?”
“il fatto che cercherei anche se scappassi…”
Pagai in contanti il negoziante ed uscimmo. Mentre indossavo il mio giaccone osservai la strada in direzione della stazione.
“Itch ha detto che il laboratorio è a Hillwind, sul mare… non ho voglia di correre fin là: andremo in treno.”

La vampira mi dormiva davanti nella carrozza, mentre ripensavo alle parole di Itch: “Kai igari è un grande ricercatore, tra i primi cinque esponenti di pandora, noti a tutti. Ma non fidarti di lui. E’ abbietto, egoista e meschino, se possibile più degli altri 4. Pare abbia venduto l’anima per gran parte della sua conoscenza”.

Giungemmo a destinazione dopo poche ore.
“Bene…Ora che siamo qua… dove è il laboratorio?”
senza dire nulla indicai una costruzione in cima ad un promontorio sul mare, verso cui ci dirigemmo subito. Ci aprii la porta un uomo non molto alto, con la pelle giallastra, occhi a mandorla e capelli neri spettinati.
“Salve! Tu sei Virgil-sama? Icar-san mi aveva parlato del vostro arrivo… Prego, prego.”
Entrammo e subito ci accorgemmo del contrasto interno-esterno. Se da fuori la casa da fuori sembrava una reggia, la sua natura di laboratorio era evidente all’interno. Vi erano decine di stanze da cui uscivano luci sconosciute. Mentre Igari accompagnava Lilith verso quello che presumevo essere lo studio, scorsi una bambina che piangeva con la testa fra le mani nell’angolo di una stanza buia. Mentre continuava a piangere, la bambina improvvisamente mutò in un piccolo lupo mannaro, per lasciare nuovamente il posto alla bambina dopo pochi secondi. Provai pietà per quella creatura, ma mi costrinsi a lasciarla e tornare da Igari.
Sedutosi sulla poltrona girevole alla scrivania e guardandoci da dietro lo schermo di un pc, lo scienziato disse: “Conoscete la politica di Pandora, vero? Niente per niente, tutto per tutto. Lo scambio equivalente.”
Annui: anche Itch sosteneva quella filosofia, salvo eccezioni per amici come me.
“Siamo qua per sapere qual è il prezzo…”
“Uhm… Per avere informazioni su Calipso, il gruppo di rinnegati, dovete portarmi il Cuore di Luna. E’ un grosso blocco d’acquamarina, conservato dai licantropi che si dice abbia poteri occulti. La loro sede è il New night, locale del centro. Pensi di trovarlo?”
Annuii alla richiesta e voltatomi presi la direzione della porta seguito dalla vampira. Usciti dal laboratorio mi concedetti una boccata d’aria fresca. Guardando Lilith le chiesi: “Ci andiamo a piedi…pronta?” Sbuffò con fare beffardo “Certo”.
Dopo dieci minuti arrivammo in centro e cominciammo a cercare il locale. Capimmo di essere arrivati quando ci trovammo davanti ad un enorme insegna luminosa a forma di luna. Entrammo di soppiatto nell’edificio, passando dall’ingresso posteriore, ma, giunti alla terza curva ci trovammo di fronte un energumeno.
“Signor Virgil e compagna? Seguitemi, prego”.
Mentre seguivamo l’omone Lilith mi guardò spaventata e mi sussurrò: “Come fa questo a sapere chi siamo?”
Digrignando i denti risposi: “Mi pare ovvio che quello scienziato infame ci abbia venduti…”
“Ma perché?”
“Già..perché?”
Fummo condotti in una stanza molto grande, arredata a metà fgra uno studio e un soggiorno, dove un tizio abbastanza tarchiato da dietro una scrivania ci disse: “Benvenuti, ragazzi miei.
Innanzitutto complimenti per la faccia tosta di essere venuti qua. Pensate che sia idiota e non tenga d’occhio il mio locale?”
Lo interruppi:”Mi serve il Cuore di Luna. Ovviamente l’avrei rubato ma visto che mi avete gentilmente accolto sono disposto a contrattare. Devo darlo a uno di Calipso…”
“Chi? Kai Igari? Ha già il gioiello: glie l’abbiamo dato noi…È lui che ci ha detto che sareste arrivati e di uccidervi affinché potesse studiarvi meglio. Addosso ragazzi!”
Mi resi conto improvvisamente di essere circondato da Mannari. Questa volta, non impreparato, richiamai subito a me le ombre del mio animo e ne plasmai parte sotto forma di piccole scariche elettriche che percorrevano il corpo, particolarmente concentrandosi su mani e corpo. Mi accorsi che anche Lilith aveva assunto un atteggiamento offensivo.
Un mannaro scattò con un salto verso di me, ma prima che potesse raggiungermi era al suolo svenuto per lo shock elettrico e la violenta collisione. Si scatenò la rissa. La violenza dei colpi era tale che alcuni schizzi di sangue arrivavano a toccare pure il soffitto.
“Per mia figlia ragazzi…Quel giapponese la curerà se glie li portiamo” urlò il capo dei Licantropi.
Con un balzo atterrai sulla scrivania dietro alla quale nel frattempo era rimasto seduto e mi accucciai guardandolo in volto. “Se tua figlia ha i capelli neri e lunghi e un vestitino a fiori sappi che Igari ti ha ingannato. La sta usando per chissà quale esperimento….” Tutti si bloccarono sul momento.
In mezz’ora eravamo davanti al laboratorio con al seguito uno squadrone di mannari in assetto da caccia e il loro capo, con un cipiglio tutt’altro che rassicurante.


 
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Grazie a Vane per la cornice.



Madness è una skin di Shizuru117, pubblicata su The Graphic Corner